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I norvegesi

Norvegese delle foreste
ORIGINE:
Norvegia
PESO:
3 ~ 9 kg
CORPORATURA:
robusta e muscolosa
PELO:
folto e pesante, con strato superiore idrorepellente e sottopelo lanoso, più lungo al collare zampe e coda
COLORE:
tutti i colori e le combinazioni di colori, tranne quelli di evidente ibridazione
TESTA:
triangolare, con mento piatto
OCCHI:
grandi, a mandorla, di qualsiasi colore indipendentemente dal mantello
ORECCHIE:
alte sulla testa, con ciuffi di pelo
CODA:
lunga come il corpo, folta
CARATTERE:
intelligente

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NOTE:
Non considerata razza fino al 1930.
I programmi di selezione sono iniziati solo negli anni '70.
Grande cacciatore, ama anche pescare.

La storia di questa antica razza si perde nella notte dei tempi tra miti e leggende della mitologia nordica. Freja dea della fertilità e grande madre, attraversava il cielo su un carro trainato da gatti argentati dalle lunghe code svolazzanti. Questo piccolo felino era quindi sacro alle popolazioni vichinghe anche se, senza dubbio, la sua sacralità era associata al rispetto in cui era tenuto per la sua utilità nella difesa delle stive delle navi dall’assalto dei topi.
I Vichinghi, ardimentoso popolo amante dell’avventura, furono i primi ad intrecciare le grandi reti commerciali che collegarono l’intero bacino mediterraneo all’Atlantico ed al nord-Europa.
È logico quindi dedurre che la diffusione di alcune razze feline morfologicamente simili ai gatti “norvegesi”, in America ed in Normandia, siano un retaggio delle peregrinazioni delle navi vichinghe. La prima notizia storicamente datata (1599) che riguarda i gatti delle foreste nordiche, ci arriva da un sacerdote naturalista, Clauson Friis che risiedeva in Norvegia e che in suo saggio classifica e descrive un gatto molto simile alla lince. Il naturalista ne fa un quadro molto accurato e lo descrive con ciuffetti di pelo sulla punta delle orecchie, lungo pelo sul dorso e al collo, amante dell’acqua e cacciatore di pesci. Ma questi gatti hanno sempre fatto parte della vita domestica dei popoli nordici come si può rilevare dal folklore e della cultura stessa di quei paesi.
Raccolte di fiabe popolari che hanno come protagonista lo “Skogcatt” il gatto fata, dai poteri straordinari vengono lette in tutte le scuole e sono considerate patrimonio letterario nazionale.
Nonostante i suoi meriti storici e letterari, questi bellissimi gatti sarebbero scomparsi se alcuni appassionati catofili non si fossero accorti del pericolo che incombeva sulla purezza della razza..
L’ampliamento suburbano che aveva causato massicci disboscamenti con conseguente alterazione dell’equilibrio ambientale, aveva spinto i gatti delle foreste verso i centri urbani con l’inevitabile promiscuità con i gatti domestici a pelo corto. Questi incroci avrebbero portato in breve tempo all’estinzione della razza per la dominanza dei caratteri genetici del pelo corto su quello lungo.
L’interesse per la sorte del gatto nazionale cominciò a riaccendersi e, nel 1943, quando venne pubblicato in Norvegia un libro intitolato “ I gatti, animali selvatici e amici domestici”, di A.Reidar e K.Lund, nel quale si trattavano le basi per l’allevamento del gatto norvegese. La ricerca di soggetti assolutamente puri diventò un punto fermo degli appassionati che lanciarono una vera e propria crociata per il recupero della razza. Passarono ancora molti anni e solo nel 1973, Helene Nordane ed Edel Runas della Federazione Felina Norvegese, iniziarono un serio programma di allevamento partendo da alcuni soggetti silvestri. Pippa e Truls furono la prima coppia registrata sul libro delle origini del norvegese e, nella primavera del 1974 nacquero i primi cuccioli. L’anno seguente fu fondato il primo club di razza e in capo a soli due anni furono presentate alla commissione tre differenti genealogie in tre generazioni cosicché il gatto norvegese fu ufficialmente riconosciuto dalla FIFe.

Morfologia
Ogni particolare morfologico di questo gatto è il risultato della selezione naturale e dell’adattamento alle difficili condizioni climatiche. L’essere sottoposti per generazioni al clima nordico ha dato al mantello delle caratteristiche per la resistenza alle intemperie. Il sottopelo lanoso mantiene il calore del corpo coadiuvato dall’invernale ispessimento cutaneo, mentre il pelo sovrastante, grasso ed impermeabile, protegge l’animale dalla pioggia e dalla neve. Le zampe posteriori, con il pelo che forma ampi pantaloni alla zuava, sono più alte delle anteriori ed evitano al ventre il contatto gelido del suolo.La coda è lunga e molto folta. Il passo sulla neve è favorito dalla leggera palmatura dei piedi larghi e robusti con lunghi ciuffi che fuoriescono dalle dita. Ha una muscolatura agile che gli consente di arrampicarsi sugli alberi così saldamente artigliato che può scendere come una freccia a capo in giù. La testa del norvegese è triangolare con mento forte e profilo diritto e la lunga canna nasale permette all’aria di arrivare riscaldata nei polmoni. Le orecchie sono alte sulla testa e larghe alla base e gli occhi grandi, ben distanziati e leggermente obliqui. Il pelo delle guance scende formando sul petto un folto collare simile ad una grande barba; nel suo insieme è un gatto grande, muscoloso ma elegante. A livello agonistico, la qualità della pelliccia è prioritaria rispetto al disegno e ai colori che sono tutti ammessi con o senza bianco e sono divisi in 9 gruppi.La sua acuta intelligenza e la sua particolare capacità di adattamento lo hanno portato ad inserirsi con facilità nella vita domestica e, decadendo la finalità della caccia e della sopravvivenza, ha adattato le sue straordinarie doti per l’apprendimento di qualsiasi tecnica che lo favorisca nella sua indipendenza. Apre con facilità porte e frigoriferi, allegro, giocherellone, inventa giuochi predatori con balzi ed agguati che però non danneggiano alcuno.
Creatura splendida rappresentante di una delle poche razze naturali e perciò strenuamente difesa dalla Federazione Felina Norvegese che non ammette riconoscimento di novizi e impone che i pedigree siano di sicura origine norvegese.

Un editto del governo norvegese del 1762 impone a tutti i proprietari di gatti di esorcizzarli pena l’ammenda di 1 fiorino. Nel 1883 il giornale Aftenposten pubblica un accorato appello per lo smarrimento di un norvegese blu-grigio. La notizia più divertente anche se non precisamente databile riguarda le specifiche funzioni affidate ai gatti delle foreste dal governo danese durante i trasporti postali. I gatti erano incaricati della salvaguardia delle merci preziose, dei plichi e dispacci, dalla sistematica distruzione ad opera dei topi. Bisogna arrivare al 1965 perché questi gatti, considerati “ufficiali postali” vengano cancellati dai registri governativi.

 

fonte www.cercagatto.it